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PASTORALE
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DANIELE NINARELLO
Pastorale

Quattro danzatori che non si toccano mai, pur condividendo il medesimo palcoscenico. È stato pensato prima dell’emergenza Covid e delle regole di distanziamento Pastorale di Daniele Ninarello, coreografo tra i più promettenti della scena italiana, dal 2007 fautore di una personale ricerca e cifra.

Nato dal desiderio del coreografo torinese di affrontare il tema della riunificazione, di ritrovare attraverso una forma ‘rituale’ quell’intonazione del proprio corpo con il tutto, con il ritmo universale, Pastorale deve la sua gestazione a una suggestione visiva avuta dal coreografo al MOMA di New York: l’omonima e celebre tela di Paul Klee Pastorale (Rhythms), dipinta nel 1927. Come Klee disegnava sequenze ripetute di simboli in linea, testimonianza di un’ossessività del segno che nel rimandare a se stesso evolve, Ninarello mostra nel lavoro un ciclo di quattro rituali coreografici esperienziali concepiti a partire da pratiche anatomiche, da un semplice sistema di segni.

Sequenze ripetute da ogni danzatore secondo traiettorie spaziali sviluppate a partire dal ritmo ‘basico’ della camminata - secondo i dettami della postmodern che da Steve Paxton giunge fino a Anne Teresa De Keersmaeker. Un parossistico gioco di ripetizione nel tentativo del singolo di provare a emergere da sé, per accedere all’altrove. Un processo mantrico il cui scopo sarebbe l’avvicinarsi gradualmente, allineandosi al collettivo. Detto in altri termini una continua ‘accordatura tra i corpi’ al fine di far emergere una mente collettiva.

Accompagnato dall’organicità del jazz minimalista tonale e sinfonico di Dan Kinzelman, suo fedele collaboratore dai tempi del riuscitissimo duetto Kudoku, ispirato a sua volta dai componimenti del “vichingo della 6° strada” di New York, il compositore antesignano del postmodernismo e della world music Moondog, Ninarello vince la nostalgia dell’unisono in una Pastorale che non ha nulla di bucolico, semmai lotta con l’entropia del cosmo per cercare un ordine nella Natura.

Allo spettacolo segue un incontro-dialogo tra Daniele Ninarello e la dramaturg Gaia Clotilde Chernetich

Durata 50 minuti

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