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LE CONFESSIONI DI UN RODITORE

Teatro Out Off

Prima nazionale

CONFESSIONI DI UN RODITORE

liberamente tratto da “La tana” di Franz Kafka

drammaturgia, regia e interpretazione di Roberto Trifirò

spettacolo  inserito nell’abbonamento Invito a Teatro

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  • Roberto Trifiro'
  • Teatro Out Off
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  • LE CONFESSIONI DI UN RODITORE
  • “La cosa più bella nella mia tana è il silenzio.

    Lo so, è illusorio.

    Da un momento all’altro potrebbe essere interrotto.

    Per adesso però c’è.

    Striscio per ore nelle mie gallerie e sento solo

    il fruscìo di qualche bestiolina che faccio

    subito tacere stringendola tra i denti.

    Nel resto tutto è silenzio.

    Talvolta mi distendo e dal benessere

    mi arrotolo nei miei cunicoli

    e sto in ascolto, in ascolto nel silenzio

    e vivo in pace

    nella parte più interna della mia costruzione.

    E intanto…

    Intanto il nemico mi si avvicina

    da qualche parte

    scavando lento e silenzioso.”

     – Elaborazione di R. Trifirò da “La Tana” di Franz Kafka –

    La tana è uno degli ultimi racconti dell’autore boemo Franz Kafka, scritto durante la sua permanenza a Berlino nel 1923. In tutto il testo (rimasto incompiuto) vi è l’idea ossessiva di riuscir a realizzare una complessa opera architettonica, e la paura d’esser attaccato da potenziali nemici i quali però non danno mai prova d’esistenza reale.

    La storia viene raccontata in prima persona da un narratore di cui si sa molto poco, si comprende però che si tratta di una creatura che possiede entrambe le caratteristiche, umane e animali (un misto tra un roditore e un architetto): in principio viene annunciato il completamento della propria tana, un elaborato sistema di cunicoli costruiti nel corso di un’intera vita. Egli ha duramente lavorato e s’è impegnato molto per costruirla; spera vivamente che ciò gli permetterà finalmente di poter vivere in pace, totalmente isolato dal mondo esterno.

    Eppure, nonostante tutti gli accorgimenti architettonici difensivi, vive nel costante terrore di essere attaccato da un misterioso ed invisibile nemico il quale pare aver l’intenzione di voler invadere il proprio rifugio. Nel tentativo d’evitar una tale intrusione, si mette a costruire vari passaggi che non conducono ad altro che a vicoli ciechi; trasforma sempre più la tana in un labirinto, perennemente alla ricerca di nuove idee per ampliar in complessità la propria abitazione e renderla sempre più sicura.

    Un giorno incomincia a sentire un suono misterioso, che egli descrive come un sibilo all’interno della tana, cerca allora subito di trovar la fonte di questo insolito rumore mai udito prima; secondo la prima ipotesi che fa il rumore potrebbe essere causato da piccoli animali che vivono in tane vicine o parallele alla sua. Inizia quindi a scavare dei cunicoli esplorativi al fine di cercar l’origine del suono; ma il sibilo non si ferma, cosicché la ricerca del protagonista si fa sempre più ossessiva.

    Questo persistere del disturbo lo fa giungere alla conclusione che vi dev’essere un’unica ed ostile creatura vicina alla sua tana, e che questa non può altri che aver l’intenzione di ucciderlo. Diviso tra la paura e la rassegnazione, attende in posizione difensiva l’arrivo del nemico.

    La storia s’interrompe bruscamente all’interno d’una frase: “Tutto invece è rimasto immutato…”

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