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NOME DI BATTAGLIA LIA

dal 21 al 26 aprile

Teatro della Cooperativa

NOME DI BATTAGLIA LIA

testo e regia Renato Sarti

con Marta Marangoni, Rossana Mola, Renato Sarti

con il patrocinio di ANPI e ANED

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  • Renato Sarti
  • Teatro della Cooperativa
  • 5
  • NOME DI BATTAGLIA LIA
  • nei giorni 23 e 25 aprile doppio spettacolo
    Nome di Battaglia Lia alle 19.30
    Mai morti ore 21.00
    ingresso 2 spettacoli 20€

    <La scena volutamente scarna, solo tavole e sedie, accoglie i tre protagonisti in un’atmosfera intima, familiare, l’essenza vera erompe pian piano, attraverso la parola ricca di immagini e suggestioni, passato e presente si mescolano, per ricordare, per non dimenticare, per sentirci uniti e sodali>

    -Francesca Motta, il Sole 24 Ore-

    <Il coraggio è quello di Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, morta incinta di otto mesi nel giorno della Liberazione del quartiere di Niguarda a Milano. Il suo destino traccia una linea ideale e profonda che la unisce a tutte le donne partigiane>

    -Jessica Cavallero, La Stampa-

    Quando nascerà il bambino non ci sarà più il fascismo.

    Molte volte, quando si pensa alla Resistenza, l’immagine più usuale a cui si fa riferimento è quella del partigiano combattente e spesso ci si dimentica delle storie apparentemente periferiche. Ci si dimentica che, al di là dei momenti alti e celebrativi, esiste un mondo fatto di episodi che fanno parte di una quotidianità ai più sconosciuta ma dal valore estremamente significativo.

    All’interno della grande pagina della Resistenza, il quartiere di Niguarda a Milano, e le donne dei suoi cortili, ebbero un ruolo particolare. Niguarda si liberò il 24 aprile 1945, con un giorno di anticipo su Milano. E fu proprio in quel giorno che si consumò uno degli episodi più tragici della Liberazione della città: colpita al ventre da una raffica di mitra di nazisti sulla via della fuga, moriva – incinta di otto mesi – Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, una delle figure più importanti del Gruppo di Difesa della Donna. Quest’ultimo vantava a Milano ben quarantamila aderenti, di cui oltre tremila attiviste: assisteva i militari abbandonati da un esercito allo sbando; aiutava economicamente le famiglie in cui il marito, o il padre, era nei lager o in carcere; era parte integrante dei Gruppi Volontari della Libertà e del comitato cittadino del C.L.N.; organizzava manifestazioni e comizi improvvisati nei mercati rionali o in altre zone della città; forniva staffette in operazioni delicate; stampava “Noi Donne”, un foglio clandestino precursore del movimento femminista. Inoltre, sulle spalle delle donne ricadeva gran parte del peso della realtà quotidiana, fatta di bambini e anziani da accudire nel freddo, nella fame e nelle malattie.

    Un ritratto tragico e insieme vivace della Niguarda resistente, dedicato alle donne e al loro coraggio.


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